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RECENSIONI

Una formosa signora di mezza età precipita sul piccolo palco. Dall'alto un fascio di luce traccia il cilindro in cui la sua figura si muoverà. Lei ha il volto insolitamente coperto con carta da pane. Comincia a parlare. Impacciata, affannata, spossata dai molteplici impegni. A prima vista potrebbe sembrare una donna come tante, ma è solo l'ingenua convinzione iniziale dello spettatore.
La donna infatti poco dopo si presenta. Lei è Dio: casalinga disperata alle prese con la più grande delle dimore da riassettare, l'universo, racconta la sua "divina" giornata dove ogni singolo istante la vede rincorrere impegni senza fine, destinati a riempire continuamente l'immaginario secchio sospeso nel pozzo dell'eternità.

Inizia così lo spettacolo "Infinite o sfinite? - Miracoli delle donne d'oggi" sorretto dalle eccellenti interpreti, Emanuela Grimalda e Paola Minaccioni. Il copione viene animato da una sofisticata comicità capace di penetrare l'universo femminile qui scomposto in tasselli, presenti nelle varie scene quasi a formarne un puzzle.

I soliti luoghi comuni vengono riletti sotto una luce nuova che arriva in profondità filtrando tra le battute continue, incessanti, efficaci. Si tratta di un lavoro costruito sulle sole due figure delle attrici. Loro bastano per la buona riuscita e, nonostante la povertà della scena, si impossessano del testo brillante e pungente esaltandolo.

Nell' intima vetrina del Teatro dei Comici, un piccolo gioiello viene presentato. Si ride per il gusto di farlo apprezzando le qualità artistiche di chi sulla scena racconta esibendo bravura e genuino talento, merce rara di questi tempi.
(di Anna Concetta Consarino, Quaderni radicali)


Infinite o sfinite? Miracoli delle donne d'oggi, per la regia di Michael Margotta, è in scena al Teatro dei Comici fino al 21 febbraio. Roma, 10 feb 2010 - Uno spettacolo allegro e spensierato, tutto al femminile, che con sguardo ironico ma affettuoso prende in giro le donne d'oggi, ossessionate dall'uomo da conquistare, dal passare del tempo che lascia i segni, dalla carriera da costruire, dallo shopping a cui non si può rinunciare. Paola Minaccioni ed Emanuela Grimalda, note attrici che hanno entrambe suddiviso i loro impegni professionali tra teatro, cinema e televisione, danno vita sul palcoscenico alle tipologie di donne più diffuse e rappresentative dell'universo femminile. Grimalda impersona una comicità più paradossale; dalla donna che, essendo Dio, si domanda quale sia il vestito più adatto a lei perchè "Se il diavolo veste Prada, Dio cosa si deve mettere?" , alla donna che ha smesso di pensare, perché pensare, tanto quanto lo fanno le donne, fa male, quindi basta con la produzione di idee! "C'è chi un'idea se la sposa e chi se la vuole solo fare", "c'è la pessima idea e l'ideona", per non parlare dell'idea balzana e via dicendo, in un lungo e stimolante gioco con tutti i modi possibili in cui usiamo la parola idea.
La Minaccioni invece, lavora con un'ironia più realistica, impersonando, ora la trentenne che ama troppo, corre troppo e piange troppo, ora la teen sgallettata che tra i suoi valori annovera Amici e Maria, ora la donna in carriera che rinuncia alla sua vera personalità per inseguire il successo. E poi ancora madri, mogli, amanti e fidanzate che si protendo verso l'infinito ma rimangono sfinite dalla vita e dalla società che le vogliono in una certa maniera. Ma loro, inciampando e rialzandosi (perché una donna ammettiamolo si rialza sempre) vanno avanti. Un'occasione che si offre alle signore per ridere di se stesse e delle loro piccole e grandi manie e agli uomini per rivalutarle, se non l'avessero già fatto, visto che i miracoli le donne ancora non li fanno ma ci si avvicinano.
(Maria Claudia Ferrari Bellisario, "lungotevere.net")