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Che ci fa una lavatrice nel Settecento? E' uno dei totem dei nostri giorni precipitati nelle Serve di Goldoni, uno spettacolo che racconta con tic e ritmi odierni gli amorazzi e i vizi dello scrittore e i suoi tempi sull'orlo della rivoluzione. Il testo di Alessandro Fullin è un canovaccio per battute scoppiettanti. L'inventore della commedia riformata è rivisitato attraverso le maschere di quattro serve en travesti, oltre a Fullin, implacabile nella sua comicità in falsetto, un barbuto, efficace Filippo Pagotto, una terragna Emanuela Grimalda ed Eva Robin's, la muta che si esprime per boccucce, mossettine, occhiatacce. Maldicenze e sogni d'amore nascono in un grande cilindro bianco che, ruotando, rivela ambienti e scene sorprendenti. Diventa poi uno schermo su cui scorrono le immagini del viaggio a Parigi in una vecchia Topolino o quello di nuotate alla Esther Williams nelle "piscine" di Versailles. Il regista Andrea Adriatico si scatena con invenzioni divertite e divertenti, salutate alla prima bolognese da un caldissimo successo.
(Massimo Marino, "Corriere di Bologna", 1 agosto 2007)


(...) Si scherza sullo spunto di episodi più o meno noti della biografia goldoniana, si gioca alla mimesi della mentalità servile, si ricama sui luoghi comuni del Settecento, da Casanova alle brioches di Maria Antonietta, si spalma su tutto grossolana comicità verbale e greve erotismo. Fullin non rinuncia, soprattutto nei primi episodi, a un fuoco di fila di battute in cui si mette in gioco in prima persona, alludendo a sé stesso e chiamando in causa il signor Goldoni con lazzi irriverenti che rompono il piano di finzione delle quattro serve così da stabilire multipli canali di comunicazione con il pubblico esilarato. E' vero che col procedere dell'azione, articolata in svelti quadri, questa molteplicità sfuma alquanto, finché, verso il finale, la sequenza delle scene diventa indistinta, forse casuale, ma a tener vivo lo spettacolo fino all'ultimo ci pensano la scatenata mobilità degli attori e la gara dei quattro diversi istinti comici in scena: con Fullin, Emanuela Grimalda, Filippo Pagotto e Eva Robin's, sorprendente raisonneuse muta. Bravissime tutte.
(Nicola Zuccherini, "Lo spettatore", 30 luglio 2007)


(...) La commedia-non-goldoniana dedicata a Goldoni è, a tutti gli effetti, una commedia brillante, pur con frequenti scivolamenti verso il cabaret. Nella messinscena c'è però spesso l'adozione di tempi teatrali spezzati, nei quali la verve martellante delle battute un po' si attutisce. E un grande cilindro bianco che occupa la scena, ruotando poi (su una rotaia) per trasformarsi in una unica quinta, finisce per essere ingombrante nell'eccesso di giravolte. Dal palcoscenico escono molto bene i protagonisti, le quattro serve: oltre allo stesso Fullin, la straripante Emanuela Grimalda, un lezioso Filippo Pagotto e la guest star Eva Robin's che, senza parlare (il suo personaggio è muto), mostra una efficace capacità espressiva. E sono davvero quattro donnine scatenate, che tra un bucato in lavatrice e lo spignattare sui fornelli (a gas) si danno al pettegolezzo sulle avventure di paròn Goldoni, confessano avventure focose di gioventù (con Casanova e fin con De Sade), vagheggiano la villeggiatura e stravedono per la corte di Francia, dove accompagneranno il commediografo. La mano di Adriatico si vede invece in alcune scelte visive (il mix con i video divertenti proiettati sul cilindro bianco) e nella propoensione alla provocazione (pur sempre prevedibile), ma concede ben poco alla sperimentazione. (Giambattista Marchetto, "Il gazzettino", 26 luglio 2007)